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martedì 19 maggio 2015

La storia di Santa Maria Capua Vetere _ seconda puntata.

PUBBLICHIAMO LA SECONDA PUNTATA DELLA STORIA DI CAPUA ANTICA, L'ATTUALE SANTA MARIA, PERCHE' NON TUTTI LA CONOSCONO

Dopo la guerra sociale diverse colonie vi dedussero i Ro­mani: quella di C. Gracco è ancor dubbio se fosse stata con­dotta ad effetto, stimasi che la prima fu quella guidatavi da M. Bruto, padre dell' uccisore di Cesare, nel 668 di Roma, la quale liberando Capua dalla dura condizione di prefettu­ra le arrecò sorte più tollerabile. Dopo breve tempo nel 672 di Roma altra ne sopravenne di veterani, dedottevi da L. Silla, dopo che ebbe trionfato di Norbano presso il Tifata. Più nobile e copiosa colonia vi dedusse Giulio Cesare nel 695 quattro anni dopo che indarno avea tentato fondarvela il tribuno P. Rullo. E di tre altri accrescimenti la rafforzava Ottavio, il I. dopo aver superato Bruto e Cassio a Filippi; il II. dopo aver vinto Pompeo e Lepido; il III. dopo aver debellato M. Antonio ad Azio.
Quest' ultima volta la colonia ebbe nome di Augusta, epi­teto che con gli altri di Giulia Felice leggesi nel celebre marmo rinvenuto nell' anfiteatro Campano.
Vuolsi che il perimetro dell' antica Capua fosse quasi sei miglia, e che ricettasse nel suo seno non meno di 300,000 abitanti, bastande il dire che poi semplici giuochi nudrì non meno di 40,000 gladiatori, come scrive il principe della la-una eloquenza (Cic. ad Att. XIV, 7 ). Dagli avanzi delle mura deducesi che essa non solo occupava lo spazio , ovo ora sorge S. Maria ed il villaggio di S. Pietro, ma porzione del terreno dove ora sono i villaggi di Savignano, Morcone, S. Andrea, le Curti, S. Prisco e la contrada detta Tirone.
Da sette grandi porte uscivano altrettante vie, le quali menavano a diverse parti della Campania. 1°. La Casilinese rivolgevasi verso Casilino, e per essa passava l'Appia. 2." La Fluviale riguardava il Volturno (4) e conduceva al tempio di Diana onde dicevasi ancora Tifatina, e per essa passava la via Gabinia. 3." La porta di Giove che menava al tempio sii questa divinità posto sul Tifata, detta ancora Acquaria, perché era di costo al famoso acquedotto che dal Taburno conduceva la famosa acqua Giutia. 4.a L' Albana, che mercé dell'Appia menava dritto alla città di Galazia. 5.° L'Atellana, che menava ad Atella. 6." La Cumana a Cuma. 7." La Liter­nina o Marittima che menava a Literno. Nella parte interna tre vie erano celebratissime, la Seplasia, centro di delicatezza o di voluttà, 1' Albana e la Cumana. Ebbe Capua, come Roma, il suo Campidoglio eretto forse dalla colonia dedotta­vi da Cesare, ma consacrato da Tiberio, e che pare che si ergesse ove oggidì è il quartiere della Torre. Presso questo Campidoglio fu il tempio di Giove Tonante di tanta magni­ficenza che ne furono tratte 50 e più colonne per abbellirne la chiesa di S. Vincenzo al Volturno nella nuova Capua. Di fronte al Campidoglio fu un arco magnifico rovinato nel 1661. Diana Capitolina, Giove Terminale, la Fortuna, Marte, Venere Felice, Cerere, Nettuno, Pallade, la Vittoria, Bacco, Nemesi, Iside, Serapide, -Augusto, Castore e Polluce, Mercurio, Lucina, ecc. v'ebbero tempii ed altari. Le monete di bronzo di Capua ci presentano i tipi di Giove, Giunone, Pallade, Cerere, Apollo, Diana ed Ercole; e quelle di argen­to il capo di Giove laureato e l'aquila che stringe il fulmi­ne, con la leggenda osca retrograda.
Una rarissima moneta porta sul dritto Ercole e sul rovescio il suo figlio Te­lefo nudrito dalla cerva, che nelle genealogie mitiche è det­to padre di Tirreno (1). Nell'anfiteatro Campano, pochi anni or sono fu scoperto una specie di calendario sacro, che ri­corda in Capua ferie e lustrazioni pagane l'anno 387 dell'era volgare. Rendevano splendida questa nobilissima metropoli molti pubblici edificii, siccome le Curie, i Circhi, il Foro, dei nobili e quello del popolo, il Teatro, l'Anfiteatro, le Ter­me etc., e fu tanto e tale il trasporto dei Capuani per ogni maniera di spettacoli, che inventarono il modo di riparare i teatri dal calore del sole, dal vento e dalle piogge. (Vai. Max. II. — Amm. Mar. XIV).
Ma il più grande e memorabile edifizio fu l'Anfiteatro, le cui reliquie recano ancora meraviglia dopo tante rovine. I settantotto archi che ancor si noverano, con le due porte maggiori danno una circonferenza di 1780 palmi, e la sua altezza agguaglia quasi quella dell' anfiteatro Flavio, di Ro­ma, che era alto 474 palmi. Credesi che fosse stato capace di 80,000 spettatori.
Chi visita quelle grandi rovine non può non ricordare i generosi spiriti di Spartaco, la grandezza dei popolo campa­no, i crudeli spettacoli del paganesimo, e la divina parola, che gridò pace e fraternità fra gli uomini. I conti Longobar­di e poscia i Saraceni mutarono l'anfiteatro in fortezza; e dai più si opina che la voce Verolasci, Virolasci, Vrelasci, con la quale si denomina oggidì dal volgo l' anfiteatro, derivi da Berolasì o Berelasi, nome datogli verso il IX secolo in co­mune con la distrutta Capua, ed originato per avventura dall’arabo Bir-al-as, che suona rocca rotonda, castello munito (1).
Nella cronaca di Mauringo narrandosi della disfatta data da Ludovico II. di Francia e da Landulfo di Capua ai Saraceni (dopo l'anno 868) è detto: Landulph adiutus est eum contra
Agarenas et emulos suos, quos profligavit in Suessulu et Vero­lasu. Il Mazzocchi opina che tal voce derivi dal tedesco, par­lato dai Longobardi, e che significa città vecchia.

Se queste cose 'rammentano taluni dei più nobili edifizii di Capua, la tradizione e la storia hanno perpetuato le sue ricchezze ed i lussureggianti costumi dei suoi abitatori, che ricordano una seconda Sibari. Devastata dai Vandali nel 455, ritenne tuttavolta il primato fra le città della regione; essen­do stata sede del Consolare che la governava, fra'quali si ha memoria di un Postumio Lampadio, lodato come salvatore della patria e restauratore delle fontane, del Foro e delle vie della città. Incendiata e distrutta nell' anno 840 da'Sara­ceni, che favorivano le partì di Radelchi principe di Bene­vento, si spicciolò in più borghi, dei quali il più considere­vole, ch'era presso l'anfiteatro, si chiamò di Berolasi e poscia di S. Maria dei Suri; dalla Chiesa e dal Borgo, che intorno vi crebbe, e che si disse .così balla famiglia di tal nome, di cui è memoria nei marmi (2) e non dal miracolo fatto dalla Vergine di guarire dalla lebbra con la leccatura dei surici o sorci un re o imperatore, che si trovò di passaggio ad invocarla.

sabato 16 maggio 2015

La storia di Santa Maria Capua Vetere

PUBBLICHIAMO LA STORIA DI CAPUA ANTICA, L'ATTUALE SANTA MARIA, PERCHE' NON TUTTI LA CONOSCONO.
SANTA MARIA DI CAPUA.
Siede la presente S. Maria ove già fu I' antichissima Ca­pua, famosa e potente metropoli dell'invidiata regione cam­pana. Regione frumentaria, dove le messi largheggian di biade, dove l'intera natura s'abbella di fiori, si veste di pra­ti, si copre di frutta e si profuma di mille olezzi, dove più raccolte in un anno allietano L' agricoltore ; dove non intra-mettono le sorgenti di zampillare, le piogge d'inaffiare: dove sorridono i piani del mare ricco di conchiglie e di pesci, dove immensa ed incantevole si diffonde la luce nell' az­zurro del firmamento. È questa infine la terra, che al- dire di Cicerone, fu il fondo più bello del popolo romano, il ca­po del danaro, 1' ornamento della pace, il sussidio della guerra, il fondamento dei vettigali , il granaio delle legio­ni, il sollievo dell'annona (I). Ed ora questa sì ricca di na­turali beni, questa sì popolosa di destissimi ingegni, depau­perata sfinita chiederà pane dagli uomini, invocherà lavoro, vedovata dell'ultima sua fortuna. I monumenti, di che la ri­coprirono la greca eleganza e la latina magnificenza, le acquistarono il nome di terra classica. Per tutte le quali cose volere parte per parte descrivere i fasti e le ricchezze della sua meravigliosa metropoli, sarebbe difficilissima opera e tale che assai lungi dal fine propostomi mi condurrebbe,
onde in accorcio ricorderò alta memoria degli uomini talune cose, che non valse a consumare la lenta opera dei tem­po, la violenza dei barbari, l'umana avarizia, le commozioni della natura, improntando dalla tradizione e dalla storia quel tanto, che più da vicino si stringe al mio subbietto.
Ritraesi dalla tavola Pentingeriana che Capua Vetere era posta tre miglia distante da Casilino. Geografi, poeti, sco­liasti, istorici le danno a gara grandi e diversi principii. i sostenitori dell' origini troiane di Roma la dicono costrutta da Capi congiunto e compagno di Enea. Altri affermano: che posteriormente alla sua fondazione fu detta Capua da Capi, duce dei Sanniti, che la conquistarono nei tempi sto­rici. Tal'altri trovarono nella parola Campo o pianura in che è posta, l'etimologia del suo nome : ma la più accreditata opinione si è che fosse stata edificata dai Pelasgi-Tirreni (1). Sappiamo di certo soltanto da Diodoro che 438 anni avanti l'era volgare si formò la nazione dei Campani, nè più di un anno differisce il calcolo di Eusebio (2) : cosichò i Sanniti davan corpo alla nazione campana circa 26 anni dopo la prima occupazione di Capua, fondata molti anni innanzi da popoli mossi dall' Epiro, dov' era una regione denominata Campania.
(1) Cic. De leg. Agr. 11, 29.
                                          (DOMANI LA SECONDA PUNTATA...)

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