sabato 4 giugno 2016

Il confronto è fondamentale  e ieri il sig. F.C. mi ha sottoposto questo semplice quesito, di seguito una veloce risposta che sebbene non esaustiva può sicuramente iniziare a fare chiarezza:

Le chiacchiere in questi giorni di campagna elettorale sono state tante: tutti più o meno con le stesse, ritrite proposte, più o meno necessarie e più meno fattibili, ma una su tutte mi ha interessato solo che non riesco bene a capirne il senso: l’allargamento dei confini, ma serve davvero?  E se si, può davvero essere fattibile? O è solo una chimera acchiappavoti?
F.C.

Salve F.  effettivamente l’allargamento dei confini è una proposta che può cambiare molto le carte in tavola, vorrei dire che è innovativa, ma in realtà sono diversi anni che la teoria urbanistica ed amministrativa spinge verso la formazione di macro aree, e infatti già diversi comuni negli ultimi hanno intrapreso il cammino di accorpamento, in genere comuni al di sotto dei 5000 abitanti , ma anche le grandi città che oggi sono considerate non più tali, ma aree metropolitane.  A tal proposito la nostra città è ridosso della sempre più grande aree metropolitana di Napoli, che di fatto, è estesa da un aversano in forte espansione, e che dall’altro raggiunge ormai già da anni, l’agro Nocerino Sarnese, spingendosi a nord a ridosso del basso Lazio. E’ comprensibile quindi che il casertano e Santa Maria Capua Vetere possa restare schiacciata dal tale estensione territoriale, ma soprattutto dalla quantità abnorme di persone che la popolano. Il rischio è come avvenuto negli passati in alcuni della prima cinta attorno a Caserta, che si creino quartieri dormitorio per pendolari napoletani che lavorano a Napoli , e che si possano trasferire qui perché i valori degli immobili sono più bassi.  Santa Maria Capua Vetere ha delle peculiarità che le rendono unica  nel panorama storico-urbaninistico Campano, se non addirittura nazionale. Una per tutte : il centro storico che nel corso De Carolis-Garibaldi, mantiene quasi del tutto inalterata la cortina architettonica ottocentesca. E da tale unicità viene la forza di questa proposta : per anni in passato non troppo lontano SMCV è stata faro ed esempio del Casertano, senza voler necessariamente arrivare ai fasti della “Altera Roma”.  Altera Roma oggi non si può più ma possiamo dare il nostro contributo affinché si crei un polo baricentrico che si possa misurare con le sfide del futuro. I benefici che si potrebbero ricavare dall’accorpamento di comuni sono molteplici:
1.       Strategie di programmazione e sviluppo territoriale e urbanistico sovracomunale di area vasta, che prevedano ad esempio la valorizzazione e la cura delle risorse ambientali , idrogeologiche, culturali e sportive presenti.
2.       Sviluppo di politiche di marketing territoriale
3.       Maggiore “peso istituzionale” del nuovo Ente
4.       Grazie all’esenzione temporanea dal patto di stabilità e agli incentivi statali e regionali, possibilità di realizzare investimenti in progettazione di nuove opere pubbliche e in manu-tenzione di quelle esistenti
5.       Garanzia nel tempo dell’offerta di servizi con l’attuale livello qualitativo, ed omogeneo in tutto il territorio,  anche in caso di future assenze, mobilità o quiescenze del personale
6.       Creazione di un servizio di trasporto pubblico intercomunale.
7.       Minori costi di struttura grazie allo sfruttamento delle economie di scala nei costi (appalti duplicati per le stesse attività, macchinari/attrezzature presenti nei tre enti, ecc.) e nei tempi (svolgimento delle stesse attività nei tre Enti), con conseguenti maggiori risorse da dedicare ai servizi ai cittadini e alle imprese, ad esempio per programmi anticrisi e sociali o per incentivare l’efficientamento energetico per cittadini e imprese
8.       Incremento quantitativo (più ore) e miglioramento qualitativo (apertura in fasce orarie attualmente non coperte) del livello di accessibilità al pubblico

Questi in linea genarle i vantaggi,  ma per in nostro comune significherebbe una forte spinta ad uno sviluppo urbano programmato, sia residenziale che produttivo-distributivo, rilanciando  la zone industriali sopravvissute agli scempi che tutti conosciamo, e spingendo lo sviluppo residenziale altrove, ma attenzione si parla di sviluppo urbanistico non di mera speculazione, quindi andrebbero soddisfatti tutti gli standard, e ovviamente sarebbe uno sviluppo stabile e duraturo perché andrebbe ad intervenire innanzitutto a creare lavoro, e non dormitori.


Gli svantaggi? il pregiudizio della perdita di identità territoriale, che andrebbe combattuto con il coinvolgimento delle comunità interessate. 

domenica 22 maggio 2016

La citta’ non si rende conto che e’ stata trascinata nella melma elettorale da coloro che concorrono per corsa allo svaligiamento di quel che resta della citta’. non si bada alle cifre, e’ un mercato generale: chi si vende per una spesa, per pochi euro; chi per far divertire la moglie, chi per far divertire la sorella, ecc… dopo aver succhiato sperperato il danaro pubblico con opere incompiute, applicando revisioni prezzi ingiustificate, ora c’e’ la corsa per cercare di costruire centri commerciali o appartamenti in questa città che non ne ha bisogno. Santa Maria Ha bisogno di lavoro, di tranquillità, di legalità. chi per accontentare i suoi sponsor a continuare a fare speculazioni non ha disdegnato di rinnegare il suo passato politico e vuole aiutare i suoi protettori a realizzare altri scempi in quel di sant’Andrea. chi non potendo più usare la sua faccia si nasconde dietro quella della moglie. chi si e’ inventato il ruolo di Caronte, traghettatore delle anime prave, cercando di far dimenticare il suo passato di complicità con le amministrazioni di sinistra che hanno distrutto la città. chi si arrende e non vuole aspettare l’arrivo del sol dell’avvenire e, da vecchio comunista, ci mette la faccia del marito della figlia. chi corre dietro i saccheggiatori, sperando che qualche briciola cada dalle loro fauci . chi dopo aver tradito Tudisco e chi lo gratificò, non contento e per non perdere il vizio atavico si e’ proposto con petto in fuori per dare una mano a chi vuol colonizzare una città che non gli appartiene . chi si e’ venduto perche’ e’ convinto che il traghettatore con un sol colpo sistemera’ tutti gli abusivi delle case iacp. l’armata Brancaleone reclutata non finisce qui, ci sono quelli che sperano che possano avverarsi il loro sogni di speculare sull’ area ex Italtel,dell’ati,del ex Parisi,dell’ ex politeama,di quelle adiacenti il Cimitero, via Galatina,l’anfiteatro, dei p.i.p. di sant’ andrea,delle zone agricole di Sant’Andrea,del palazzo fatiscente adiacente la chiesa di San Pietro,delle zone adiacenti il campo sorbo,dei terreni comunali già adocchiati . non parliamo delle convenzioni non fatte rispettare, mai tirate fuori e sempre nascoste e sempre ritardate , con grave danno per gli interessi della collettività, etc.. come si potrà amministrare con questi soggetti? ecco perche’ mi sono candidato. Ecco perché ho scelto di appoggiare Mariella Uccella; l’unica persona che non ha interessi, che potrà costituire il “NUOVO” ma il nuovo veramente!!!.
E’ stato un atto d’amore per la mia città, un sacrificio che ho fatto contro tutti i miei convincimenti e le mie determinazioni, con la consapevolezza che era necessario arginare questa nuova ondata di “barbari colonizzatori”,
Ci sarebbe voluta una commissione d’accesso, per accertare le responsabilita’di tanti anni di speculazioni e di imbrogli; per punire i responsabili e far comprendere alla citta’che bisogna cambiare mentalità. le elezioni si sarebbero dovute fare quando tutti avessero capito che amministrare la città non e’ un mercato delle vacche. Speriamo che la gente capisca. Che Santa Maria non viva un’ altro periodo di ingovernabilità, di ricatti e di saccheggi. non sono bastati 20 anni di speculazioni, di svaligiamento? Speriamo che la pulizia non arrivi quando tutto sarà perduto!!!! Gaetano Rauso https://www.facebook.com/notes/gaetano-rauso/un-atto-damore/10153991683640189

martedì 2 giugno 2015

Arco di Adriano (Capua)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Arco di Adriano dell'antica Capua
L'arco di Adriano (detto anche "archi di Capua" o "arco Felice") è un arco romano situato a Santa Maria Capua Vetere (antica Capua, oggi in provincia di Caserta). Era in origine a tre fornici, ma oggi se ne conservano solo tre piloni e uno dei fornici laterali. Scavalcava la via Appia e costituiva un ideale ingresso alla città, forse in corrispondenza della linea del pomerio[1].


Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'arco fu eretto tra la seconda metà del I e la prima metà del II secolo, ma se ne ignora la dedica. All'arco era stata riferita un'iscrizione con dedica all'imperatore Adriano, poi ritenuta falsa[2].
È stato ipotizzato che l'erezione dell'arco sia avvenuta sotto i Flavi in seguito al conferimento dello stato di colonia alla città (Colonia Flavia Augusta)[3].
Venne restaurato con integrazioni e rifacimenti della struttura laterizia nel 1851. Nel 1860 fu interessato dai combattimenti della battaglia del Volturno: una targa commemorativa, con testo dettato da Luigi Settembrini venne collocata su uno dei piloni dell'arco. In seguito ai danni subiti durante la battaglia l'arco venne restaurato dopo il 1883, e ancora e tra il 1945 e il 1953-1955 per i danni subiti nella seconda guerra mondiale.

Descrizione

L'arco è costruito in laterizio ed aveva originariamente un rivestimento in calcare bianco, oggi perduto. Conserva i piloni del fornice centrale (più ampio, fino all'imposta dell'arcata, e una delle arcate laterali. I resti raggiungono un'altezza di 10 m e una larghezza di 18,5 m. Sono presenti integrazioni e restauri moderni.

Le arcate sia del fornice centrale che dei fornici laterali si impostavano alla medesima altezza (6,2 m), ma quella del fornice centrale, più ampia (luce di 4,85 m contro luce di 3,95 m per i fornici laterali), raggiungeva in origine un'altezza maggiore.
I piloni sono rivestiti alla base da blocchi di calcare bianco e sono alleggeriti da nicchie con copertura arcuata. I fori presenti nella struttura laterizia permettono di ipotizzare la presenza di colonne che inquadravano le nicchie e dovevano sorreggere una trabeazione che correva sopra i fornici.
Sul lato interno dei piloni del passaggio centrale sono presenti delle nicchie che sono però state realizzate modernamente.


    giovedì 21 maggio 2015

    La terza puntata della storia di Santa Maria Capua Vetere

    PUBBLICHIAMO LA TERZA PUNTATA DELLA STORIA DI CAPUA ANTICA, L'ATTUALE SANTA MARIA, PERCHE' NON TUTTI LA CONOSCONO
    Un altro borgo della città rovinata si disse di S. Pietro in Corpo, e l'uno e l'altro in processo di tempo di bel nuovo ricongiunti, formarono l'odierna città di S. Maria. Sulla strad­a che da Capua conduce S. Maria, e sul corso dell' antica appia sonovi ancora tre pilastri ed un arco restaurato del­l’antica porta Casilinese, o di qualche grande monumento trionfale; ed è questo avanzo appunto quello che dicesi Arco di Santa Maria, dove varii lavori in terra furono attuati in settembre ultimo, e dove si combattè aspro conflitto al 1° ottobre. Furono intorno Capua non pochi villaggi, ch' ebbero il nome dai diversi tempii a diversi numi dedicati. Così a Casapulla fu in antico il Pago di Apollo; a Casanova (casa- Jove dei secoli XI e XII) fu il Pago di Giove; a Musicile, villaggio tra Casapulla e Marcianise pare che fosse stato un pago dedicato alle Muse (Musicilium ): a Marcianise il Pago di Marte; nel, villaggio di Ercole fu il Pago Erculeo; a Casacellola, o Casacecere il pago di Cerere; in Casalba il pago d'Alba ricordato da Livio (XXXII.9). Addiana, o sia S. An­gelo in Formis il pago di Diana; a Bellona quello della Dea di tal nome ch' ebbe tempio verso il principio del monto di Rogeto o di Gerusalemme; a Tutuni presso Vitulaccio il pago di Tutuno, o Priapo ; a Grazzanise o Gratianisium il pago di Venere e delle Grazie, eretto ivi a causa delle fragranti rose che vi nascevano e che venivano adoperate a comporre il famoso unguento olezzante della Seplasia. E se a questi Paghi si aggiungono diversi Vichi, siccome il Novanense, posto nei confini della Campania e del Sannio Caudino, for­se nel sito dell'odierno villaggio di S. Maria a Vico; il Vico Caulo vicinissimo a Capua, ed i cui vini van ricordati con lode da Plinio e da Galeno, e tante altre ignote città campane, di cui abbiamo le monete ed ignoriamo il nome ed il sito, si può congetturare di leggieri quanti e quali furono gli abitatori di Capua e dei suoi contorni.
    In quanto all' ampiezza del suo dominio, scrive il Rinal­di , che quando si reggeva a repubblica possedeva quelle terre e campi compresi a settentrione dalla catena del Tifa­ta, ad occidente da Casilino e dal Volturno insino al mare, e ad Oriente da Acerra e Galazia ed oltre a ciò, che le appar­tennero, le città di Volturno, il Pago di Linterno, Suessola, Atella, Galazia e la stessa Cuma per breve tempo.
    Al di là del Volturno possedeva il Campo Falerno, (tol­tone 1' agro tenuto dagli Ausonii signori di Cales) ed il Campo Stellate. Il possedimento di questa vasta ed ubertosa contrada la rese sì ricca e potente che nella seconda guerra Punica, scrive Cicerone , quel molto, ch' essa fece, fu tutto sua forza. Bello punico quidquîd 'potuit Capua, potuit ipsa per sese. E volendo aggiustar fede ad Ausonio fu anche potente in mare. Riputatissima e numerosa era la sua cavalleria, porgendone opportunità le sue estese pianure e gli abbondanti pascoli. Taluni opinano che ad ostare alle scorrerie dei Galli Transalpini, avvenute l' anno di Roma 529
    Capua fornì ai Romani in ausilio 125,000 fanti, ed 11,500 cavalli. Era tale la sua ricchezza che nonostante le guerre sostenute con i Sanniti, Cumani e Romani, ed i
    soccorsi pecuniarii dati ad Annibale, furon nel suo pubblico erario rinvenute 70 libbre di oro, e 2,200 di argento dopo l’assedio sostenuto contro Fulvio e Claudio. Senza occuparmi ad annoverare altri fatti soverchiamente incerti od avvenimenti poc' anzi esposti nel tessere la storia dall’altre città della Campania e del Sannio, esporrò talune generali considerazioni sopra i suoi casi di guerra, che mi stimo saranno per aggiunger pregio a questa breve esposizione
    d’ una storia, che ha faticato la penna di vastissimi inge­gni e che sta consegnata in numerose e conosciutissime opere.

    Quale flagello fossero le milizie mercenarie ed i soldati di ventura, chiaramente appare da remotissimi fatti. Dionigi tiranno di Siracusa avea ai suoi stipendii delle milizie campane, le quali avendo egli onorevolmente e con doni licenziate, giunte che furono ad Entella città della stessa Sicilia, tradita 1' ospitalità, uccisero gli uomini, violarono le donne, ed usurparonsi il possesso della città (Diod. Sic. lib.14). Narra del pari Polibio (lib. 40) che militando taluni

    martedì 19 maggio 2015

    La storia di Santa Maria Capua Vetere _ seconda puntata.

    PUBBLICHIAMO LA SECONDA PUNTATA DELLA STORIA DI CAPUA ANTICA, L'ATTUALE SANTA MARIA, PERCHE' NON TUTTI LA CONOSCONO

    Dopo la guerra sociale diverse colonie vi dedussero i Ro­mani: quella di C. Gracco è ancor dubbio se fosse stata con­dotta ad effetto, stimasi che la prima fu quella guidatavi da M. Bruto, padre dell' uccisore di Cesare, nel 668 di Roma, la quale liberando Capua dalla dura condizione di prefettu­ra le arrecò sorte più tollerabile. Dopo breve tempo nel 672 di Roma altra ne sopravenne di veterani, dedottevi da L. Silla, dopo che ebbe trionfato di Norbano presso il Tifata. Più nobile e copiosa colonia vi dedusse Giulio Cesare nel 695 quattro anni dopo che indarno avea tentato fondarvela il tribuno P. Rullo. E di tre altri accrescimenti la rafforzava Ottavio, il I. dopo aver superato Bruto e Cassio a Filippi; il II. dopo aver vinto Pompeo e Lepido; il III. dopo aver debellato M. Antonio ad Azio.
    Quest' ultima volta la colonia ebbe nome di Augusta, epi­teto che con gli altri di Giulia Felice leggesi nel celebre marmo rinvenuto nell' anfiteatro Campano.
    Vuolsi che il perimetro dell' antica Capua fosse quasi sei miglia, e che ricettasse nel suo seno non meno di 300,000 abitanti, bastande il dire che poi semplici giuochi nudrì non meno di 40,000 gladiatori, come scrive il principe della la-una eloquenza (Cic. ad Att. XIV, 7 ). Dagli avanzi delle mura deducesi che essa non solo occupava lo spazio , ovo ora sorge S. Maria ed il villaggio di S. Pietro, ma porzione del terreno dove ora sono i villaggi di Savignano, Morcone, S. Andrea, le Curti, S. Prisco e la contrada detta Tirone.
    Da sette grandi porte uscivano altrettante vie, le quali menavano a diverse parti della Campania. 1°. La Casilinese rivolgevasi verso Casilino, e per essa passava l'Appia. 2." La Fluviale riguardava il Volturno (4) e conduceva al tempio di Diana onde dicevasi ancora Tifatina, e per essa passava la via Gabinia. 3." La porta di Giove che menava al tempio sii questa divinità posto sul Tifata, detta ancora Acquaria, perché era di costo al famoso acquedotto che dal Taburno conduceva la famosa acqua Giutia. 4.a L' Albana, che mercé dell'Appia menava dritto alla città di Galazia. 5.° L'Atellana, che menava ad Atella. 6." La Cumana a Cuma. 7." La Liter­nina o Marittima che menava a Literno. Nella parte interna tre vie erano celebratissime, la Seplasia, centro di delicatezza o di voluttà, 1' Albana e la Cumana. Ebbe Capua, come Roma, il suo Campidoglio eretto forse dalla colonia dedotta­vi da Cesare, ma consacrato da Tiberio, e che pare che si ergesse ove oggidì è il quartiere della Torre. Presso questo Campidoglio fu il tempio di Giove Tonante di tanta magni­ficenza che ne furono tratte 50 e più colonne per abbellirne la chiesa di S. Vincenzo al Volturno nella nuova Capua. Di fronte al Campidoglio fu un arco magnifico rovinato nel 1661. Diana Capitolina, Giove Terminale, la Fortuna, Marte, Venere Felice, Cerere, Nettuno, Pallade, la Vittoria, Bacco, Nemesi, Iside, Serapide, -Augusto, Castore e Polluce, Mercurio, Lucina, ecc. v'ebbero tempii ed altari. Le monete di bronzo di Capua ci presentano i tipi di Giove, Giunone, Pallade, Cerere, Apollo, Diana ed Ercole; e quelle di argen­to il capo di Giove laureato e l'aquila che stringe il fulmi­ne, con la leggenda osca retrograda.
    Una rarissima moneta porta sul dritto Ercole e sul rovescio il suo figlio Te­lefo nudrito dalla cerva, che nelle genealogie mitiche è det­to padre di Tirreno (1). Nell'anfiteatro Campano, pochi anni or sono fu scoperto una specie di calendario sacro, che ri­corda in Capua ferie e lustrazioni pagane l'anno 387 dell'era volgare. Rendevano splendida questa nobilissima metropoli molti pubblici edificii, siccome le Curie, i Circhi, il Foro, dei nobili e quello del popolo, il Teatro, l'Anfiteatro, le Ter­me etc., e fu tanto e tale il trasporto dei Capuani per ogni maniera di spettacoli, che inventarono il modo di riparare i teatri dal calore del sole, dal vento e dalle piogge. (Vai. Max. II. — Amm. Mar. XIV).
    Ma il più grande e memorabile edifizio fu l'Anfiteatro, le cui reliquie recano ancora meraviglia dopo tante rovine. I settantotto archi che ancor si noverano, con le due porte maggiori danno una circonferenza di 1780 palmi, e la sua altezza agguaglia quasi quella dell' anfiteatro Flavio, di Ro­ma, che era alto 474 palmi. Credesi che fosse stato capace di 80,000 spettatori.
    Chi visita quelle grandi rovine non può non ricordare i generosi spiriti di Spartaco, la grandezza dei popolo campa­no, i crudeli spettacoli del paganesimo, e la divina parola, che gridò pace e fraternità fra gli uomini. I conti Longobar­di e poscia i Saraceni mutarono l'anfiteatro in fortezza; e dai più si opina che la voce Verolasci, Virolasci, Vrelasci, con la quale si denomina oggidì dal volgo l' anfiteatro, derivi da Berolasì o Berelasi, nome datogli verso il IX secolo in co­mune con la distrutta Capua, ed originato per avventura dall’arabo Bir-al-as, che suona rocca rotonda, castello munito (1).
    Nella cronaca di Mauringo narrandosi della disfatta data da Ludovico II. di Francia e da Landulfo di Capua ai Saraceni (dopo l'anno 868) è detto: Landulph adiutus est eum contra
    Agarenas et emulos suos, quos profligavit in Suessulu et Vero­lasu. Il Mazzocchi opina che tal voce derivi dal tedesco, par­lato dai Longobardi, e che significa città vecchia.

    Se queste cose 'rammentano taluni dei più nobili edifizii di Capua, la tradizione e la storia hanno perpetuato le sue ricchezze ed i lussureggianti costumi dei suoi abitatori, che ricordano una seconda Sibari. Devastata dai Vandali nel 455, ritenne tuttavolta il primato fra le città della regione; essen­do stata sede del Consolare che la governava, fra'quali si ha memoria di un Postumio Lampadio, lodato come salvatore della patria e restauratore delle fontane, del Foro e delle vie della città. Incendiata e distrutta nell' anno 840 da'Sara­ceni, che favorivano le partì di Radelchi principe di Bene­vento, si spicciolò in più borghi, dei quali il più considere­vole, ch'era presso l'anfiteatro, si chiamò di Berolasi e poscia di S. Maria dei Suri; dalla Chiesa e dal Borgo, che intorno vi crebbe, e che si disse .così balla famiglia di tal nome, di cui è memoria nei marmi (2) e non dal miracolo fatto dalla Vergine di guarire dalla lebbra con la leccatura dei surici o sorci un re o imperatore, che si trovò di passaggio ad invocarla.

    sabato 16 maggio 2015

    La storia di Santa Maria Capua Vetere

    PUBBLICHIAMO LA STORIA DI CAPUA ANTICA, L'ATTUALE SANTA MARIA, PERCHE' NON TUTTI LA CONOSCONO.
    SANTA MARIA DI CAPUA.
    Siede la presente S. Maria ove già fu I' antichissima Ca­pua, famosa e potente metropoli dell'invidiata regione cam­pana. Regione frumentaria, dove le messi largheggian di biade, dove l'intera natura s'abbella di fiori, si veste di pra­ti, si copre di frutta e si profuma di mille olezzi, dove più raccolte in un anno allietano L' agricoltore ; dove non intra-mettono le sorgenti di zampillare, le piogge d'inaffiare: dove sorridono i piani del mare ricco di conchiglie e di pesci, dove immensa ed incantevole si diffonde la luce nell' az­zurro del firmamento. È questa infine la terra, che al- dire di Cicerone, fu il fondo più bello del popolo romano, il ca­po del danaro, 1' ornamento della pace, il sussidio della guerra, il fondamento dei vettigali , il granaio delle legio­ni, il sollievo dell'annona (I). Ed ora questa sì ricca di na­turali beni, questa sì popolosa di destissimi ingegni, depau­perata sfinita chiederà pane dagli uomini, invocherà lavoro, vedovata dell'ultima sua fortuna. I monumenti, di che la ri­coprirono la greca eleganza e la latina magnificenza, le acquistarono il nome di terra classica. Per tutte le quali cose volere parte per parte descrivere i fasti e le ricchezze della sua meravigliosa metropoli, sarebbe difficilissima opera e tale che assai lungi dal fine propostomi mi condurrebbe,
    onde in accorcio ricorderò alta memoria degli uomini talune cose, che non valse a consumare la lenta opera dei tem­po, la violenza dei barbari, l'umana avarizia, le commozioni della natura, improntando dalla tradizione e dalla storia quel tanto, che più da vicino si stringe al mio subbietto.
    Ritraesi dalla tavola Pentingeriana che Capua Vetere era posta tre miglia distante da Casilino. Geografi, poeti, sco­liasti, istorici le danno a gara grandi e diversi principii. i sostenitori dell' origini troiane di Roma la dicono costrutta da Capi congiunto e compagno di Enea. Altri affermano: che posteriormente alla sua fondazione fu detta Capua da Capi, duce dei Sanniti, che la conquistarono nei tempi sto­rici. Tal'altri trovarono nella parola Campo o pianura in che è posta, l'etimologia del suo nome : ma la più accreditata opinione si è che fosse stata edificata dai Pelasgi-Tirreni (1). Sappiamo di certo soltanto da Diodoro che 438 anni avanti l'era volgare si formò la nazione dei Campani, nè più di un anno differisce il calcolo di Eusebio (2) : cosichò i Sanniti davan corpo alla nazione campana circa 26 anni dopo la prima occupazione di Capua, fondata molti anni innanzi da popoli mossi dall' Epiro, dov' era una regione denominata Campania.
    (1) Cic. De leg. Agr. 11, 29.
                                              (DOMANI LA SECONDA PUNTATA...)

    giovedì 14 maggio 2015

    Per un nuovo commercio a Santa Maria Capua Vetere





    Una sana economia deve necessariamente differenziare i propri campi : attività industriali, artigianato, commercio, promozione turistica, attività culturali, sanità, produzione agricola, formazione culturale, uffici statali etc..
    Alcune di queste attività richiedono una predisposizione territoriale, una storia importante alle spalle, delle infrastrutture, una tradizione culturale. Pochi sono i territori che possono vantare una simile varietà di opportunità. Ma a ben vedere il territorio di Santa Maria Capua Vetere, ha in ognuno di questi  settori una storia, un pregresso, ma soprattuto una prospettiva. Le recenti battaglie, vinte, portate avanti dalle associazioni, al fine di tutelare le zone industriali,  sono funzionali ad un rliancio della industria nella nostra città. Che, come poche, ha gli spazi e le infrastrutture per favorire lo sviluppo delle stesse.
    La nostra città ha poi una grande storia e dei monumenti importanti, un centro storico che non è stato violentato, come nella stragrande maggioranza delle città italiane e campane soprattuto. Ma non è finita: la tradizione di città commerciale da noi è molto radicata e per  anni  Santa Maria è stato il centro commerciale del Casertano ed oltre.
    Ed è da questo aspetto dell’economia che vogliamo partire, con delle proposte volte all’amministrazione al fine di iniziare  il cambiamento che tutti aspettiamo.


    La nostra proposta verte attorno a 3 pilastri fondamentali:
    • Mercato serale
    • Creazione della fiera di Santa Maria Capua Vetere
    • Creazione di un CCN ( centro commerciale naturale ) come da “Disciplina istitutiva dei Centri Commerciali Naturali in Campania – art. 3, comma 4, legge regionale n. 1/2009”


    Il primo punto potrebbe essere di rapida attuazione anche in considerazione della imminente stagione calda. Nella zona identificata attualmente come ex mulino Parisi si potrebbe creare una struttura temporanea, che raccolga un numero determinato di attività commerciali,  che restino aperte in orario post chiusura negozi, ossia tra le 20 e le 24, tale zona è funzionale ad attirare i clienti anche dai vicini comuni.
    il secondo dovrebbe prevedere l’istituzione di una fiera  da svolgersi a cadenza semestrale, ai primi di dicembre e a luglio per esempio, la sede identificata preliminarmente dovrebbe essere lo spazio che attualmente accoglie il mercato bisettimanale. dovrebbe essere una fiera per prodotti fortemente legati al territorio ed attivita innovative.


    Il terzo sarebbe la risposta forte in grado di contrastare lo strapotere dei centri commerciali che sono sorti nella nostra provincia. come recita la succitata legge regionale


    1. Il Ccn, per l'area individuata, persegue le seguenti finalità: a) organizzare e proporre un sistema locale di offerta integrata produttiva, commerciale e turistica articolata con la partecipazione delle diverse espressioni dell'economa urbana b) creare e promuovere un marchio identificativo così come indicato al successivo articolo 5, comma 1, lettera c), che contraddistingue sotto un'unica immagine gli operatori commerciali, artigianali e turistici c) promuovere la diffusione di programmi di ricerca applicata e di innovazione in favore delle imprese aderenti
    d) realizzare programmi comuni di iniziative promozionali commerciali e turistiche e) garantire l'offerta di servizi alle imprese aderenti.
    Queste sono le nostre idee preliminari nate dal confronto continuo tra associazioni, ma vogliamo che tutti possiate apportare un contributo reale e fattivo quindi sono ben accetti tutti i commenti e le proposte.